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Chi siamo davvero? La persona che vediamo in solitudine allo specchio o il personaggio pubblico che inventiamo. Quanto diversi vogliamo apparire agli occhi del mondo? E soprattutto, quanto è pericoloso per la nostra mente?
La società impone dei modelli. Le fragilità sono vittime di scherno. La sconfitta non è prevista né perdonata.
Crediamo sia un problema dei tempi che viviamo. E se non fosse così? E se tutto questo disagio avesse delle radici più profonde?
L’esempio più lampante è forse quello di Norma Jean Mortensen, che costruì il personaggio immortale di Marilyn Monroe confondendosi con esso al punto da mandare in frantumi la propria psiche e la propria vita.
Il caso Marilyn è ancora studiato dagli psichiatri, molti testi medici la vedono protagonista, ma troppe domande restano ancora senza risposta. Noi ne vogliamo aggiungere una: e se non fossero solo in 2?
“In the mood for Marilyn”, è un monologo contaminato da spazi aperti al teatro danza, che invitano al vedere e sentire la dimensione umana di un’icona.